🖤 QUEVIN CASTRO, 25 ANNI. COLLASSATO AL 10° MINUTO DI UN’AMICHEVOLE. MORTO.

Aveva fatto trial ad Arsenal e Chelsea. Aveva giocato in Championship con il West Brom. Il 16 agosto ha compiuto 25 anni. Il 22 agosto è morto.

Collassato al 10° minuto di un’amichevole tra Real Sport Clube ed Estrela da Amadora, in Portogallo. Defibrillatore sul campo. Medico della squadra avversaria a tentare rianimazione. Ricovero d’urgenza. Dichiarato morto poco dopo l’arrivo in ospedale. (The Sun, 22/08/2026)

Nessuna causa di morte resa nota. Nessuna autopsia pubblica. Nessun giornale ha fatto la domanda.

Un ragazzo di 25 anni, atleta professionista, collassa e muore in campo. Sembra un episodio isolato. Ma se iniziate a contare i casi del genere — atleti giovani, in perfetta forma apparente, che collassano e non si rialzano — la lista diventa lunga. Troppo lunga per chiamarli “casi isolati”.

Musiala, 23 anni, crisi epilettiche. Castro, 25 anni, morto. Entrambi calciatori. Entrambi giovani. Entrambi collassati in campo nello stesso mese di agosto 2026.

Io non faccio diagnosi. Faccio una cronologia. E faccio una domanda semplice: quante volte deve succedere prima che qualcuno abbia il coraggio di cercare un filo comune?

Se la risposta è “non c’è nessun filo comune”, va bene. Dimostratelo. Con i dati, con le autopsie, con i referti pubblici. Non con l’indignazione preventiva di chi la domanda non vuole nemmeno che venga posta.

Il silenzio non è un’indagine scientifica. È l’opposto.

📄 Fonte: The Sun, 22/08/2026.

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